GUIDE / AI ACT

AI Act e formazione sull'AI: cosa deve fare la tua azienda

Aggiornata al 16 ottobre 2026 · di Antonio D'Ancona, AD ConsulenzeREG. (UE) 2024/1689 · ART. 4D.LGS. 179/2026
IN BREVE
  • Se in azienda qualcuno usa strumenti di intelligenza artificiale per lavoro (anche ChatGPT, un assistente nel gestionale o un chatbot sul sito), l'AI Act chiede di adottare misure per sviluppare le competenze sull'AI di chi li usa.
  • L'obbligo è previsto dall'articolo 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 ed è applicabile dal 2 febbraio 2025.
  • Il Regolamento (UE) 2026/1744 (il "Digital Omnibus" sull'AI, in vigore dal 27 luglio 2026) ha riscritto l'articolo: bisogna adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze, ma la norma non impone di garantire un livello specifico a nessuna persona.
  • Dal 2 agosto 2026 la vigilanza spetta alle autorità nazionali. In Italia l'autorità di vigilanza del mercato sui sistemi di AI è l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) (D.Lgs. 179/2026).
  • Se hai dipendenti c'è anche un obbligo italiano: dal 23 ottobre 2026 il datore di lavoro deve informare e formare i lavoratori sui rischi specifici dei sistemi di AI che usano (art. 42, D.Lgs. 179/2026).
  • Per una PMI, nella pratica: sapere quali strumenti AI si usano, darsi regole d'uso chiare e formare le persone in modo proporzionato. E metterlo per iscritto.

Chi riguarda?

L'articolo 4 riguarda sia chi sviluppa sistemi di AI (fornitori) sia chi li usa per lavoro (deployer, nel linguaggio della norma). Una PMI che usa strumenti di AI nei propri processi rientra nella seconda categoria. Non importa che lo strumento sia gratuito o che lo usi una sola persona: conta l'uso professionale.

Cosa è cambiato nel 2026?

Il testo originale chiedeva di garantire "nella misura del possibile" un livello sufficiente di alfabetizzazione. Il nuovo articolo 4 chiede invece di adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze del personale e di chi usa i sistemi di AI per conto dell'azienda, tenendo conto di conoscenze tecniche, esperienza, istruzione, formazione e contesto in cui l'AI viene usata, e precisa che l'obbligo non impone di garantire un livello specifico di alfabetizzazione. In più, Commissione e Stati membri devono sostenere le aziende, in particolare le PMI, e la Commissione pubblica esempi pratici. In altre parole: meno formalismo, più buon senso. Ma l'obbligo resta.

LE DATE CHE CONTANO
2 FEB 2025L'articolo 4 dell'AI Act diventa applicabile
27 LUG 2026In vigore il Digital Omnibus: nuovo articolo 4
2 AGO 2026Vigilanza alle autorità nazionali; obbligo di dichiarare i chatbot (art. 50)
23 OTT 2026In vigore il D.Lgs. 179/2026: ACN e formazione dei lavoratori (art. 42)

E in Italia?

Il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, in vigore dal 23 ottobre 2026, ha fatto due cose che riguardano anche le PMI. Ha affidato all'ACN la vigilanza sui sistemi di AI. E ha previsto che il datore di lavoro informi e formi i lavoratori sui rischi specifici dei sistemi di AI e sulle misure di protezione adottate; quando l'AI incide sull'organizzazione del lavoro, sui ritmi o sulle decisioni rilevanti per la sicurezza, va considerata nella valutazione dei rischi (art. 42). Per chi ha dipendenti, quindi, formare le persone sull'AI non è più solo buona pratica.

Cosa fare, in pratica

Fare l'inventario

Quali strumenti di AI si usano in azienda, chi li usa, per fare cosa.

Darsi regole d'uso

Quali dati si possono inserire e quali no (dati dei clienti, dati personali, informazioni riservate), chi controlla i risultati, cosa non si delega mai all'AI.

Formare in modo proporzionato

Chi usa l'AI ogni giorno ha bisogno di più formazione di chi la usa una volta al mese.

Documentare

Una pagina con strumenti, regole e attività di formazione svolte. Se un giorno qualcuno chiede, la risposta è pronta.

E se in azienda c'è un chatbot sul sito?

Dal 2 agosto 2026 i sistemi che interagiscono con le persone devono far sapere che si sta parlando con un'intelligenza artificiale (articolo 50 dell'AI Act): il Digital Omnibus non ha rinviato questo obbligo. In Italia la violazione è punita con una sanzione fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, e per le PMI vale il più basso dei due importi (art. 23, D.Lgs. 179/2026; art. 99, par. 6, AI Act). I nostri agenti lo dichiarano sempre, e insieme all'agente consegniamo al team del cliente una guida all'uso consapevole.

L'AI in azienda c'è già, anche dove nessuno l'ha decisa. Meglio darle delle regole prima che se le dia da sola.

Domande frequenti

Uso solo ChatGPT, vale anche per me? +

Sì, se lo usi per lavoro. Le misure saranno semplici e proporzionate, ma vanno prese.

Ci sono sanzioni specifiche? +

Né l'AI Act né il D.Lgs. 179/2026 fissano una sanzione pecuniaria specifica per la sola violazione dell'articolo 4. Per le violazioni di scarsa offensività il decreto prevede anzitutto misure non pecuniarie, come l'ordine di rimediare entro un termine (art. 22). Diverso è l'obbligo del datore di lavoro di informare e formare i lavoratori sui rischi dell'AI, che si inserisce nella disciplina della sicurezza sul lavoro.

Serve un corso con attestato? +

No. La Commissione europea, nelle sue risposte sull'alfabetizzazione AI, chiarisce che non servono certificati e che basta tenere una registrazione interna delle attività svolte. Conta che le misure siano adeguate e documentate.

Fonti ufficiali

Questa guida ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale.

( COME POSSIAMO AIUTARTI )

Usare l'AI con metodo è il nostro mestiere. Gli agenti che costruiamo lavorano dentro le regole della tua azienda, dichiarano sempre di essere un'AI e arrivano con una guida all'uso consapevole per il tuo team.